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Capita sempre a più persone di trovarsi ad una certa età e non essere felici, sentirsi insoddisfatti, vuoti, mancanti di qualcosa. Ma è possibile cambiare vita? Vi racconto la mia esperienza.

Quando ero bambino tutti mi dicevano che l’obiettivo primario della vita era ottenere un posto fisso. Sembrava non esistesse modo migliore di trascorrere la vita: lavoro 9 to 5, ferie ad agosto e dicembre, mutua, tredicesima. Poi se il lavoro era statale ancora meglio! Ecco la ricetta per una vita felice!

Io a questa favola ci ho creduto, e mi sono fatto in quattro per raggiungere quel tanto agognato posto fisso. Fin dalla terza media le mie scelte sono state orientate a questo scopo.

Ho studiato ragioneria perché permetteva di lavorare un po’ dappertutto: banche, aziende, pubblica amministrazione. Poi ho scelto di lavorare come insegnante e sono entrato nel mondo della scuola.

Ho lavorato sia in aziende private che pubbliche, ma quella tanto sperata felicità non è mai arrivata. È vero che ero sicuro di ricevere il mio stipendio a fine mese, ma a che prezzo?

Per me svegliarmi tutti i giorni alla stessa ora, salire in auto e fare tutti i giorni la stessa strada, entrare nello stesso luogo, vedere gli stessi colleghi, fare bene o male sempre le stesse cose tutti i santi giorni della mia vita non era affatto una cosa felice.

All’inizio non ci facevo molto caso. Me la vivevo come a scuola, facevo scorrere le ore una dopo l’altra nella speranza che arrivasse in fretta l’ora di uscire. Ma anno dopo anno questa vita ha iniziato a logorarmi da dentro.

Ero infelice, molto infelice, quasi devastato da questa routine. Anche perché questo sistema di vita non finiva con il lavoro. Una vita basata su questi schemi comporta degli avvenimenti fissi: partita a carte il giovedì, aperitivo il venerdì, cena e pub il sabato, uscita tranquilla la domenica, vacanze al mare a fine luglio, in montagna a ferragosto e capodanno sulla neve. Questa era la massima aspirazione che pensavo di potere avere dalla vita.

Ma quella vita non faceva per me, assolutamente no.

Non esiste una formula uguale per tutti

Anno dopo anno mi sentivo sempre più imprigionato da quella vita. Ero rimasto deluso, tutti mi dicevano che quella era la strada migliore, il giusto modo di vivere, ma poi nella pratica io sentivo che non era affatto così. Ero triste, stanco e stavo iniziando ad abbandonarmi ai vizi più comuni, quei vizi socialmente accettati ormai che caratterizzano moltissime persone: bere e fumare.

Ho sempre amato il tabacco, mi piaceva molto il sapore, ma non sono mai stato un fumatore incallito. Dai sedici ai ventidue anni mi limitavo a un paio di sigarette al giorno, erano il mio rituale di rilassamento. Ma con il tempo ho iniziato a aumentare le dosi. Da due sigarette sono passato a quattro, poi a dieci, fino ad arrivare a venti o trenta nei finesettimana. Il tutto accompagnato da vino, birra e liquori. Già perché è così che fanno tutti, uscendo dal lavoro devi farti una sigaretta, e vuoi mettere come si sente una sigaretta accompagnata da un buon pastis?

Ero arrivato a guadagnare soldi facendo un lavoro che non mi piaceva per spenderli in cose che mi facevano male.

La mia vita non stava andando nel verso giusto.

La svolta

La mia svolta è stata tragica, traumatica e molto dura da superare. A Natale 2015 ho iniziato ad avere mal di pancia. Oggi siamo nel 2021 e non ho ancora smesso. Nessuno è riuscito a dirmi la causa esatta, ma l’opinione comune dei medici è che ho contratto un virus intestinale che mi ha devastato l’apparato digerente, il quale non è più riuscito a riprendersi come prima. Ciò significa che non posso mangiare e bere tranquillamente, il mio intestino accetta solo determinate cose, se sgarro dalla mia dieta allora inizio a stare male, anche per giorni.

Una delle rare foto che ho di quel periodo. Quel giorno sarò stato in vena di selfie, per chissà quale motivo. Ero magro, pallido e debole.

Questo mi ha abbattuto moltissimo. Le uniche gioie della mia vita erano le cene fuori, le birre e le sigarette. Non poter fare più nulla di tutto ciò mi aveva portato a una profonda depressione.

“Che senso ha vivere se non posso fumare e bere birra?”

Questa frase tornava continuamente nella mia mente, lasciandomi un profondo strato di tristezza. Non aveva più senso vivere per me.

Nel frattempo, sempre a causa della mia situazione di salute, ho perso il lavoro. Inoltre non potendo più uscire a mangiare e bere ho perso anche i miei amici, che hanno continuato a fare la vita di prima senza di me. Ho potuto constatare proprio vero che gli amici si vedono nel momento del bisogno. Prima di star male credevo di avere un buon numero di amici veri, eravamo un gruppetto affiatato e trascorrevamo molto tempo insieme. Ora ho capito che di amici veri ne avevo solo due. Ma sono felice di averli avuti, meglio pochi ma buoni.

Cambiamento

Tutto questo mi ha spronato. Dopo una fase di profonda tristezza per trovarmi a ventiquattro anni senza lavoro, senza amici e con una salute cagionevole, mi sono dato una mossa.

Le scelte erano due: potevo lasciarmi morire pian piano oppure dare una svolta alla situazione. In tutta onestà ero più probenso per la prima opzione. Ero molto stanco e triste, stavo male e non vedevo nessuna via d’uscita. Poi un po’ per volta ho trovato le forze, dapprima molto poche, poi sempre di più, fino ad arrivare ad oggi.

Ora la mia salute è sempre uguale. Non fumo, non bevo, mangio solo cibo cucinato da me per evitare di ingerire qualcosa che mandi in tilt il mio intestino, vivo in maniera semplice e sobria, senza vizi, alla stregua di un monaco. Ma sono felice. È stata dura ma sento di aver dato una svolta enorme alla mia vita.

Dal trascorrere i giorni tra divano e letto compatendomi e maledicendo quel maledetto virus che ha segnato tutta la mia vita sono riuscito a trovare un lavoro da svolgere da dove mi pare. Ho aperto partita IVA, ho una collaborazione importante con uno dei maggiori giornali online italiani, vivo da solo in montagna e ho da poco comprato un van per tornare a vivere qualche avventura fuori porta insieme al mio cane.

Ora faccio sport tutti i giorni. Niente di esagerato, ma cerco di sudare quotidianamente

La strada è stata lunga e difficile, sono trascorsi sei anni da quando ho contratto quel maledetto virus, ma ora la mia vita è migliore di allora.

Ci sono cose che non posso più fare, che il mio corpo mi vieta, ma sono molto più felice. La malattia mi ha permesso di ritrovare me stesso, di provare a fare ciò che volevo veramente dalla vita e ci sono riuscito. E se ce l’ho fatta io in un periodo di malattia e depressione, può farcela chiunque. Basta avere coraggio.

Senza quel virus non avrei mai avuto il coraggio di mollare il lavoro e dedicarmi a me stesso. In questo caso dal male è nato il mio bene. Non aver niente da perdere aiuta, ma ci sono sempre infiniti modi di rimandare la felicità, bisogna smettere di farlo e agire.

Dalla mia malattia ho capito una cosa, che è ciò su cui baso la mia esistenza adesso: la vita è una sola e bisogna viverla sul serio, non rimandare sempre a momenti migliori che forse non verranno mai.

Meglio un giorno felice che cento giorni tristi.

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